Clint e Wilfred: la coppia "probabile"

“E chi l’avrebbe mai detto…” è la prima cosa che ho pensato quando ho letto questa dichiarazione rilasciata in un’intervista dal noto attore hollywoodiano.

(vedi: Espacio Psicoanalítico de Barcelona – EPBCN, https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2837997296277469&id=225721547505070)

In effetti è difficile associare mentalmente un personaggio come Clint Eastwood a uno dei padri della Psicoanalisi di matrice Inglese del calibro di Wilfred Bion. Ci si chiede cosa abbiano in comune. L’altra domanda che viene da porsi è quella che ha fatto a Clint lo stesso Bion, stupito, forse quanto me, la prima volta che lo ha visto fisicamente entrare nel suo studio: “Lei che diavolo ci fa qui?”. Perché in effetti un’altra cosa a cui non si penserebbe mai è perché uno come Clint Eastwood abbia sentito il bisogno di andare in analisi. Certo, molti personaggi noti dello spettacolo hanno intrapreso un percorso analitico, ma, come dire, Clint… proprio il texano dagli occhi di ghiaccio, l’interprete dell’ “uomo senza nome”? …quello dell’Ispettore Callaghan? … dei Ponti di Madison County? Sì, proprio lui, l’uomo sicuro e fiero che non deve chiedere mai, il sex symbol, che ha fatto sognare generazioni di fans del gentil sesso e che ha sempre mostrato un’aria imperturbabile, tanto da essere, a seconda dei casi, stroncato dalla critica o apprezzato dai registi per lo stesso motivo, cioè le sue due uniche espressioni, come diceva Sergio Leone, quella col cappello e quella senza. Insomma, da lui non te lo aspetti. Eppure, anche in questo caso, la realtà supera la fantasia. 

Attore, regista, musicista, produttore cinematografico, i cui film, che lo vedono protagonista, hanno incassato più di 1,68 miliardi di dollari, con una media di 37 milioni a film, due matrimoni e una moltitudine di relazioni sentimentali con donne affascinanti, 8 figli avuti con donne diverse, Clint rappresenta, che lo si voglia o no, un’icona dell’uomo bello, forte, vincente. E se si guarda l’icona sembra quasi una premonizione il nomignolo datogli dalle infermiere il giorno della sua nascita “Samson=Sansone”, per il suo peso di 5,2 Kg. 

Ma quest’icona grandiosa e pesante da portare sulle spalle stride con la definizione che Clint darà subito a Bion di se stesso, presentandosi così: “Sono Clint Eastwood Jr, sono un attore, regista e produttore di Hollywood”, come a dire un uomo grande e forte, vincente che però dentro si sente ancora “junior”, forse prigioniero dell’immagine che lui stesso si è costruito nella mente. Ma cosa vuol dire per lui “Junior” e chi è il “Senior”? All’anagrafe Clint Eastwood, quello  “Senior”, era il padre, che lavorava come operaio in una fabbrica di acciaio e, negli anni successivi della Grande depressione, fu costretto a continue trasferte lavorative che lo portavano lontano da casa. Clint per un lungo periodo ha vissuto, infatti, con la nonna, che aveva una fattoria e allevava galline a Sunol. Viene da sorridere pensando al piccolo Clint-Samson, appena nato, forse doveva già dimostrare di essere forte e robusto come l’acciaio che maneggiava il padre? 

Quello che emerge dai ricordi di Clint della sua analisi con Bion, iniziata comunque in tarda età, quando era già affermato, sembra proprio il bisogno, credo comune a chi decide di intraprendere un percorso analitico, di trovare uno spazio in cui sentirsi innanzitutto accolti e liberi di esplorare e conoscere se stessi, al di là dei condizionamenti esterni, dell’immagine che si vuole dare agli altri o dai ruoli che vengono attribuiti e di poterlo fare con i propri tempi.  

Wilfred “e” Clint, la coppia “improbabile” che diventa “probabile" nel momento in cui si sente vivo il desiderio e la curiosità di comprendere qualcosa di più di se stessi. Il cambiamento poi sta tutto in quella “e” che unisce, un terreno di incontro, confronto, scontro, sconosciuto ad entrambi, ma che insegna molto, anche a tollerare ciò che non si conosce ancora o che non si potrà mai conoscere di sé e dell’altro, che consente di poter dare un nome e un significato ai propri vissuti, compreso l’ “uomo senza nome” interno, uno spazio, dunque, dove è possibile far incontrare i "Junior", i "Senior" e tutti i personaggi del teatro della mente, in quel grande set cinematografico che è la storia di ognuno.

 

Alessandra Milano

17/01/2021

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