Dottore, il mio bambino non dorme! Le difficoltà del sonno in età evolutiva

Dottore, il mio bambino non dorme!
Le difficoltà del sonno in età evolutiva


di Maria Paola Ferrigno


Capita di frequente che i genitori chiedano aiuto per la preoccupazione, ma anche per il disagio e la sofferenza, collegati a vari disturbi del sonno dei loro bambini.
Un figlio che non dorme può suscitare nei genitori il timore di non saperlo accudire e spesso, a fronte di un intenso affaccendamento alla ricerca di soluzioni non efficaci, comporta in loro una vera disperazione. Spesso è solo l’aiuto di un terapeuta a poterli accompagnare ad una migliore comprensione delle profonde interazioni emotive tra loro e i loro figli trovando un utile equilibrio tra una affettuosa accoglienza e la necessità di stabilire limiti e confini alle loro richieste. Quando i genitori vengono aiutati ad uscire da atteggiamenti precostituiti e a rivolgersi al loro figlio nella sua unicità, ascoltando in modo adeguato i suoi bisogni, ecco che può aprirsi lo spazio per dormire e sognare.
Com’è il sonno dei bambini? Come dovrebbe essere? Un disturbo del sonno in età evolutiva è sempre il segnale di una patologia? Quali le cause e quali i rimedi?
Dormire, per i bambini e gli adolescenti, è un momento della giornata intimamente connesso con la crescita, lo sviluppo e la buona salute. Lo stato di buona salute comporta, infatti, anche una armoniosa possibilità di ‘lasciarsi scivolare’ in un sonno ristoratore.
Quando si presentano disturbi del sonno, nelle loro varie forme, va, innanzitutto, esclusa una patologia organica che possa sottendere la difficoltà di entrare nella condizione di un sano dormire. Un contatto con il Pediatra è, in prima battuta, utile oltre che necessario. In molte situazioni, però, in assenza di patologie organiche che intralcino un sonno regolare, si possono presentare disturbi del sonno che rientrano in una fisiologica maturazione evolutiva.
Ogni neonato, bambino o adolescente ha il suo, soggettivo e personale, modo di addormentarsi e di procedere nel sonno anche se vi sono alcuni riferimenti generali che caratterizzano il sonno nelle diverse età.
Un lattante dorme in media 16-17 h al giorno e si sveglia abitualmente ogni 3 h con una ritmicità in buona parte collegata con il ritmo delle poppate ma anche nell’attesa, nel tempo sempre più consapevole, di ricevere un affettuoso accudimento da parte della mamma o di chi si prende cura di lui. Dopo i primi tre mesi, il neonato continua a dormire molto ma il suo sonno ha un ritmo differente, con fasi di sonno più lungo nella notte e prolungati momenti in cui è sveglio di giorno. Mano a mano che cresce, le ore di sonno totali diminuiscono con lenta progressione, avvicinandosi, gradualmente sempre più, al ritmo e alla quantità di sonno degli adulti che si compie abitualmente in corrispondenza dell’adolescenza.
Nella prima infanzia, gli aspetti intrinseci alla crescita, una crescente consapevolezza su se stessi come anche della relazione tra i genitori, possono suscitare ansie o vere e proprie preoccupazioni che possono ostacolare il sonno del bambino o interrompere il suo sonno. Quando il bambino compie le se prime conquiste (lo svezzamento, la deambulazione ed anche la capacità di giocare ‘da solo’) la comparsa di incubi o paure notturne possono essere collegati alla ‘eccitazione’ per le esperienze diurne ma anche alla maturazione emotiva del bambino o essere la naturale conseguenza della sua immaginazione creativa.
La paura del buio, che rende difficile l’addormentamento, compare abitualmente, attorno ai 3 anni ed è riferibile all’esperienza di progressiva separazione dai genitori che va di pari passo con la conquista delle graduali autonomie: l’ingresso alla Scuola materna, il contatto con il gruppo dei pari, la presenza di nuove figure di riferimento (maestre, baby sitter,..).
Dilys Daws, psicoterapeuta della Tavistock Clinic di Londra, che si è molto occupata delle difficoltà del sonno nella prima infanzia, ha coniato una espressione particolarmente suggestiva per indicare l’intima relazione tra la qualità del sonno dei bambini e le funzioni genitoriali: “I genitori sono i guardiani del sonno dei loro figli”, parafrasando l’espressione di Freud che descrive il ‘sogno guardiano del sonno’.
Daws riconosce ai genitori, in tal modo, un grande rilievo all’aiuto che loro stessi possono offrire ai bambini per superare le difficoltà del sonno allo stesso modo in cui li accompagnano e li sostengono in ogni momento della loro crescita.
L'insonnia della primissima infanzia, per esempio, può essere collegata ad alcuni interventi dell’ambiente poco consoni con le necessità del bambino (una rigidità eccessiva degli orari dei pasti, un’alimentazione inadeguata, un cattivo isolamento acustico…), condizioni che testimoniano una qualche difficoltà nella necessaria armonizzazione tra il bimbo e la madre. L'insonnia, in genere, cede quando vengono superate le condizioni ambientali sfavorevoli attraverso un utile intervento dei genitori.
Le insonnie gravi della prima infanzia–o insonnie severe- sono rare, e sono, generalmente, riferibili ad una difficoltà del bambino di potersi affidare ad una buona relazione con la madre in grado di dare la necessaria protezione al sonno del suo bambino. In questi casi si tratta spesso di madri in difficoltà: madri che ricevono poco aiuto dal partner, madri particolarmente ansiose di fronte alle funzioni materne o madri francamente depresse o portatrici di altri disagi psichici che non consentono di rivolgere la cura necessaria ai loro bambini. In molti casi è sufficiente aiutare la coppia genitoriale ad una migliore armonizzazione delle loro risorse di coppia per avere un rapido miglioramento del sonno del loro bambino. In rari casi, se le difficoltà hanno una particolare gravità ed una particolare rilevanza clinica nel bambino o nei suoi caregiver, si rende necessario l’avvio d'una psicoterapia a sostegno della coppia madre-bambino.
Tra i 2 ed i 5-6 anni il bambino, in parallelo con le sue conquiste motorie e il suo confronto con le dinamiche edipiche, può opporsi alla ‘regressione’ implicita nell'addormentamento e possono comparire i primi sogni d'angoscia che rendono il sonno inquieto: il bambino s'oppone all'andare a letto, instaura dei rituali, richiede un oggetto controfobico (una luce accesa, un oggetto transizionale, il racconto di una storia da un genitore ...) esprimendo, così, bisogno di essere accompagnato in quell’area di passaggio tra la veglia e il sonno. Se i genitori comprendono tale bisogno e favoriscono lo sviluppo di quest'area intermedia (soddisfacendo le richieste del bambino, raccontandogli una favola, passando il tempo necessario con lui) il bambino potrà superare i suoi timori acquistando una graduale fiducia anche nelle sue proprie risorse nell’affrontare le sue paure.
Se, invece, le condizioni esterne non sono favorevoli (un rumore ambientale, dormire nella camera dei genitori, una particolare irregolarità nell'ora d'andare a letto ma anche una eccessiva rigidità nei ritmi della giornata o una conflittualità della coppia genitoriale) l’area di passaggio tra la veglia e il sonno potrà essere disturbata da turbolenze emotive che impediscono l’addormentamento.
In questi casi è spesso sufficiente un aiuto psicologico ai genitori per ripristinare le condizioni ambientali e relazionali necessarie ad affrontare utilmente le difficoltà del bambino. In alcuni casi, e spesso in presenza di particolari disagi psichici dei genitori o della coppia, si rende necessario un trattamento psicoterapeutico.
Quella che viene chiamata ‘vera insonnia’ si osserva, abitualmente in preadolescenza o in adolescenza ed è molto più rara. Essa si manifesta, abitualmente, con alterazioni del ritmo sonno-veglia e può essere dovuta a diverse cause: il desiderio di controllo sulla propria vita, il riapparire delle angosce di fronte ad una attività pulsionale intensa o all’attività masturbatoria che può essere sollecitata anche dai sogni. Nell’adolescente, il bisogno di addormentarsi ascoltando musica o leggendo fino ad ora tarda è stato accostato ad equivalenti della gestione dell'area transizionale tra la veglia e il sonno già descritta nel bambino piccolo.
In adolescenza, anche l'insonnia vera, cioè la netta riduzione del periodo di sonno, è rara e può essere l’espressione di disagi emotivi anche clinicamente rilevanti.
In molti casi sono sufficienti alcuni colloqui con uno psicoterapeuta psicoanalitico per cogliere quelle interazioni emotive tra i genitori e i loro figli responsabili dei disturbi del sonno o per individuare eventuali più specifici interventi di cura.
Quando i Genitori riescono a svolgere adeguate funzioni genitoriali, con i costanti aggiustamenti che lo sviluppo dei loro figli richiede, le ansie si placano e si conquista il sano equilibrio emotivo e relazionale che è alla base di un sano dormire.
Quando questo accade, ci si può separare, alla fine della giornata, con semplici parole: “fai bei sogni”.

 

L'illustrazione di Kanae Sato

16/06/2020

Centro Clinico AIPPI di Milano

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