Guardami Giocare! nella scuola dell'infanzia

Illustrazione di Wholli Chen

 

A giugno si è conclusa la prima edizione del corso di formazione per operatori  che lavorano con bambini e famiglie in diversi contesti socioeducativi dell’infanzia relativo all’intervento preventivo “Guardami Giocare!”; il corso è stato promosso e  organizzato dal Centro Clinico AIPPI Milano in collaborazione con Jenifer Wakelyn della Tavistock Clinic di Londra.

“Watch Me Play!” (Wakelyn, 2019), rinominato in Italia “Guardami Giocare!” (GG!), è stato appunto sviluppato dalla dr.ssa Jenifer Wakelyn. È basato sulla Infant Observation (Bick,1964) e si  realizza  attraverso il gioco guidato dal bambino, l'attenzione individuale da parte dei caregivers, il parlare con i bambini del loro gioco e il parlare tra adulti del gioco del bambino. È un intervento breve di supporto alle competenze genitoriali e allo sviluppo del benessere dei minori in età prescolare e scolare (0-8 anni). Ha l'obiettivo di prevenire e contrastare condizioni di vulnerabilità socioeducative delle famiglie, promuovere lo sviluppo armonico del bambino e una relazione più sintonica con l’adulto di riferimento, favorendo e rafforzando così il legame di attaccamento.

In Italia dal 2019, questo intervento per minori e famiglie si sta diffondendo grazie all’impegno del Centro Clinico AIPPI di Milano che sta proponendo l’esperienza di “GG!” a genitori, operatori sociali e sanitari, educatori, scuole dell’infanzia ed associazioni, in particolare di famiglie adottive ed affidatarie. 

È un intervento flessibile, ma con un protocollo preciso usato maggiormente con  padri, madri  anche di bambini in affido e adottivi ,  ma altresì utilizzabile con  caregiver che non siano i genitori/caregivers di minori come, per esempio, maestre e insegnanti di sostegno. 

Maria Petitti e Nunzia Esposito, che hanno partecipato alla prima edizione del percorso formativo, nel report a seguire, danno voce al valore di questo tipo di intervento applicato nell’ambito scolastico della prima infanzia , finalizzato a  facilitare la relazione tra  una insegnante e uno dei suoi alunni. 

 

L’esperienza all’interno di una scuola dell’infanzia

Maria Petitti & Nunzia Esposito

Quando ci siamo avvicinate alla proposta di “Guardami Giocare!”, metodologia pensata principalmente all’interno del rapporto genitori-figli, subito ci siamo immaginate un possibile utilizzo nella scuola dell’infanzia. Siamo profondamente convinte, infatti, che un positivo rapporto insegnante-alunno favorisca il percorso educativo ed un apprendimento sicuro. Il fatto che l’insegnante riesca a comprendere maggiormente il mondo interno dell’alunno di cui si prende cura, facilita una accoglienza empatica che faccia superare un atteggiamento reattivo ai comportamenti messi in campo dal bambino e permette una distanza emotiva dai sentimenti che risvegliano rispetto al suo vissuto. D’altra parte, per il bambino, sentirsi accolto nella totalità della sua persona, permette di mettere ordine nelle proprie emozioni percependo un adulto capace di comprenderle, contenerle e restituirgliele in modo accettabile, facendogli fare esperienza che l’insegnante gli trasmette un nutrimento buono che lo possa fare crescere. In questo modo anche gli apprendimenti possono essere accolti ed interiorizzati e non sentiti come imposizione o minaccia. 

Abbiamo presentato la proposta alla coordinatrice didattica di una scuola dell’infanzia privata che ha coinvolto le insegnanti di classe. Due di loro si sono dimostrate subito interessate e, in un incontro successivo, abbiamo spiegato la proposta nel dettaglio, proponendogli il manuale di spiegazione di “Guardami Giocare!”. In questo incontro abbiamo riflettuto insieme sui criteri con cui scegliere il bambino con cui fare “GG!”, sugli aspetti organizzativi e su come coinvolgere la famiglia.

Ci siamo rese conto che già da subito le maestre avevano individuato l’alunno poi effettivamente scelto, come se la proposta avesse dato voce e concretezza ad una esigenza che sentivano già da tempo. Insieme abbiamo deciso che fossero le insegnanti stesse a presentare il progetto alle famiglie in quanto protagoniste dirette, consegnando loro il manuale ed esternando la nostra completa disponibilità ad un incontro. Siamo andate a scuola una volta alla settimana per quattro/cinque volte: le maestre avevano preparato una piccola aula con tavolini su cui avevano disposto diverse tipologie di giochi. 

Nel colloquio finale la prima maestra ha rilevato che il suo alunno ha ripercorso passi della sua storia che erano acuti. Si è molto rasserenato, come ha notato anche la mamma a casa. Per la maestra è stato utile guardare alla sua storia così imponente, riconoscendo che era parte di lui, ma che il bambino non era determinato solo da quello. Le è servito accogliere il suo grido, la sua storia dolorosa, ma contestualizzato in tutto il resto, prendendo coscienza che il bambino era anche molto altro. La maestra si è resa conto che prima si lasciava risucchiare dal grido di dolore del bambino che suscitava ricordi di suoi vissuti infantili, mentre questo progetto le ha permesso di fermarsi, di creare uno spazio, in cui guardare e trovare una giusta distanza. È stato molto importante per lei parlarne successivamente e riflettere insieme su quello che era successo per capire meglio. In questo modo il bambino forse si è sentito accolto con un pensiero che ha dato meno spazio alle emozioni della maestra, in uno spazio tutto suo, in modo da permettere un vero incontro che lo ha portato ad essere molto più sereno.

Anche la seconda maestra ha sottolineato quanto sia cambiato il suo sguardo, più aperto e disteso nei confronti del bambino con cui ha fatto GG! che, a sua a volta si è sentito libero di esprimersi, facendo cose che in classe non faceva ad esempio cantare una canzone insieme e di far vedere il bello di sé stesso.

Colpisce quanto quest’esperienza sia stata così significativa da portare le maestre a volersi spendere con altri bambini e inserirla all’interno della propria progettazione educativa e didattica. 

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A seguito del successo della prima edizione, la seconda edizione del corso di formazione per operatori verrà proposta a breve, con inizio Ottobre 2021.

Per informazioni contattare centroclinicomi@aippiweb.it

E visitare questa pagina del sito: https://milano.aippiweb.it/centro-clinico/guardami-giocare-watch-me-play

16/07/2021

Centro Clinico AIPPI di Milano

Piazza Sant'Agostino 24 20123 Milano

I Centri Clinici AIPPI offrono, a costi contenuti, consultazioni e percorsi psicoterapeutici ad indirizzo psicoanalitico per bambini in età pre-scolare, scolare, adolescenti con lievi o gravi difficoltà nella sfera emotiva e relazionale e per genitori che si trovano ad affrontare problematiche di coppia e/o legate al rapporto con i figli.

I Centri Clinici offrono consulenze a professionisti impegnati nel lavoro con i bambini ed adolescenti e nelle professioni di aiuto. Contatta il Centro clinico per saperne di più e per fissare il primo colloquio.

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